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Il Maestro Delle Assurdità

Stavo andando in giro a confrontarmi con l'impossibilità di trovare una via di mezzo in questo mondo

Il maestro delle assurdità: maestro

Guardava giorno e notte, per il bene e per l'offesa nel più intimo, per le vette più alte e le profonde vallate, e sentiva che la natura coesisteva in contraddizioni, scartando il valore delle lunghe aurore, la mansuetudine nel punto pianure più alte e tranquille. Il maestro dell'assurdo cercò rifugio nella foresta che gli dava argomenti e si rese conto che anche lì gli opposti apparivano simultaneamente, costringendo la convivenza del salutare con ciò che intossica, l'umiltà di un trifoglio con l'orgoglio del re, di profumi e puzza, dell'inizio della vita e della finitezza.

Cercando di trovare il senso della vita, vagò per i sentieri concreti che aprì nel bosco con i suoi stessi piedi e le vie astratte della sua coscienza. Voleva colmare il vuoto che l'apparente paesaggio gli mostrava, con un'illuminazione meno straordinaria ma più promettente, dove non ci sarebbe stata differenza se non l'imparzialità delle buone intenzioni; dove il tempo aveva la logica di essere felice. Anche se la vita sembra assurda, ho previsto che è più assurdo negarlo in un suicidio, come fa lo scorpione.

Il saggio maestro, nell'arte della vita e nelle sue assurdità, era consapevole di ciò che sapeva e non sapeva, il che gli dava il potere dell'esperienza. La sua mente e il suo corpo erano associati alla ricerca dell'essenza, dove non ci sono estasi, ma la serenità di chi cerca sempre, come se fosse un discepolo, la verità. Lo fece sapendo dell'autorità che gli era stata data, nonostante la sua breve conoscenza, in confronto a ciò che non conosceva, avendo la chiara nozione dell'impossibilità di qualsiasi approccio alla verità assoluta, dalla sua limitata condizione umana.

Uno dei suoi apprendisti mi disse che oltre a questo maestro, ce n'erano altri sei nel mondo, vivendo da soli in regioni lontane da qualsiasi luogo civilizzato. Predestinati, agivano senza difetti con i loro pochi seguaci, dal momento che non era loro intenzione imbrigliare le persone ma essere dei vertici terrestri, catturando le scariche energetiche dell'universo. Volevano incontrare uomini senza interesse per essere conosciuti da loro e cercare un percorso immaginario che li distraesse dall'angoscia estrema o dalla contentezza fittizia. Cercarono, come il Buddha, la Via di Mezzo, radicati in armonia e moderazione, che li avrebbero tenuti lontani dagli estremi e limitati solo alla loro coscienza.

Il maestro delle assurdità: della

Penso che essere un maestro di cose che contraddicono la ragione, avendo una posizione paradossale, non sia esattamente assurdo, ma un modo di osservare, filosoficamente, la gerarchia dei principi morali. Questi sono più evidenti nelle forme primitive di vita presenti nella foresta. Forse è per questo motivo che coloro che, come me, costruiscono così tante foreste figurate nelle città, cercando di recuperare il Paradiso perduto, sono, senza volere o senza conoscere consapevolmente, i discepoli del Gran Maestro.

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